Attilio Bertolucci

               poesie

Poeta

San Prospero 1911, Roma 2000

 

 

Poeta. Una parola musicale per definire qualcuno capace di donare emozioni col suo genio, costruire sul foglio bianco la sintesi del proprio essere interiore. E comunicarla agli altri scuotendo l’indifferenza dei tempi. Anzi, valicando la dimensione umana per entrare in quella indefinita dell’eterno. E’ difficile stabilire chi è davvero un poeta, sia egli cantore del quotidiano o dei misteri insoluti. Attilio Bertolucci, nato nella campagna parmense, è un poeta cristallino, vero, per certi versi differente da tutti gli altri, forse per l’incapacità di essere inserito in una “scuola”, coi criteri spesso ragionieristici dei critici. Attilio, padre di Giuseppe e di Bernardo, entrambi registi, ha avuto il coraggio di lanciare la propria sfida a Poe, il quale aveva posto un veto al poema da cui era nata tutta la poesia moderna. Poe vedeva infatti impresa impossibile quella di mantenere alta la tensione dell’autore e del lettore per oltre diecimila versi.

Con il romanzo in versi La camera da letto, ventimila copie vendute, Attilio Bertolucci ha vinto la scommessa, entrando nella leggenda letteraria del nostro secolo.

Montale scrisse di lui che la sua tendenza alla narrazione avrebbe potuto distendersi. Con questa grande opera, iniziata nel 1956, Bertolucci c’è riuscito. Il poeta parmense ha dilatato i frammenti di vita comune, attribuendo loro dignità assoluta, accettando rischi pur di ritrovare la poesia più alta.

Nella sua vita di intellettuale ha fatto di tutto: insegnante di storia dell’arte, consulente editoriale per la Garzanti (dove ha portato personaggi come Pasolini e Gadda), radio e televisione, direttore di riviste. Su quelli che erano i suoi interessi, è sempre riuscito a ritagliarsi un lavoro. Come nel 1957, quando il suo coetaneo industriale Barilla gli consentì di aprire “Palatina”, una pubblicazione polemica contro la tristezza e la mediocrità della produzione letteraria. Il grande attaccamento di Attilio Bertolucci a Parma, all’orgoglio della provincialità, è sempre stato in primo piano nella sua vita. Il suo trasferimento a Roma lo mise in contatto con figure molto differenti da lui e tra loro, come Moravia, Cattaneo, la Morante e lo stesso Pasolini, coi quali trovò subito punti di unione, forse dettati anche dalla difficoltà per essi come per Bertolucci di poter essere catalogati con esattezza.

La sua mente sinuosa, sottile, delicata nel cogliere dai fatti minimi l’essenza di una generazione e di una cultura, il voler ritornare con la sapienza della maturità alla riscoperta delle proprie origini, è forse una delle chiavi più suggestive nella lettura poetica della realtà di Bertolucci.

La sua produzione è insieme istantanea del passato, ma anche proiezione verso il futuro, verso una forma di salvezza alla quale vuole credere. In molte sue poesie, i momenti più intensi non coincidono con quelli più drammatici, a testimonianza del fatto che Bertolucci trova nella narrazione i suoi apici artistici, nella circolarità dell’evento, intriso di calore vitale. In tutto ciò le sue radici, piantate nell’Appennino tosco-emiliano, fortificate negli anni da un’osservazione minuziosa e oltremodo introspettiva della realtà, tinteggiano la sua poesia che non è mai arida, non subisce mai sbalzi d’umore, se non quelli intimamente collegati alla forza del racconto.

La grandezza di Bertolucci ha necessità di attingere dalle sfumature e i colori intensi della sua provincia, dove conserva un punto d’appoggio a Casarola. Attilio Bertolucci non nega di avere assorbito anche dal cinema una fertile creatività, con un’onestà e una coscienza intellettuale capace di scavare nel proprio profondo. In tempi di multimedialità, forse la poesia di Bertolucci, capace di solcare senza compromessi misure e costrizioni temporali, è quel ponte verso il Duemila i cui contorni non sono stati ancora definiti. La prospettiva nella quale si pone l’opera di Bertolucci, la cui generazione ha vissuto il fascismo e la nascita della Repubblica, fa sì che il bagaglio di esperienze condensate nel suo messaggio resti patrimonio prezioso nella letteratura italiana. Attilio Bertolucci, poeta antico, che accetta a viso aperto il confronto con se stesso e con gli altri, poeta per altri versi introspettivo e anche chiuso, rappresenta un vulcano che con la sua eruzione in versi è destinato a caratterizzare un’epoca difficilmente riagganciabile con quegli orizzonti nuovi ed incerti che vanno probabilmente ad aprirsi.  

S. Budriesi