Cesare Zavattini è cittadino onorario di Parma, nato a Luzzara, in provincia di Reggio Emilia, il 20 settembre 1902. Ci sono molte, un po’ magiche eppure fondatissime leggende su Zavattini giovane, studente di giurisprudenza all’Università di Parma, istitutore dal 1923 al 1927 al Collegio “Maria Luigia”, compagno di Pietro Bianchi e Attilio Bertolucci (che lo iniziano al cinema mostrandogli il fantasma di Charlot danzante sul telone dell’Orfeo in via Oberdan), redattore della “Gazzetta di Parma”. Nel 1928 Zavattini inondò la terza pagina del giornale coi fulminanti corsivi, firmati “Za”, di una sua rubrica intitolata Andantino, quotidianamente prodiga di invenzioni paradossali e di fantasioso umorismo. Nelle brillanti e scandalose trovate dei suoi Andantini, Za espone propensioni e attitudini che lo accompagneranno poi nella sua lunga avventura a servizio del Cinema italiano: straordinaria, ineguagliabile seminagione di idee.

Le violette di Parma

“Crescono lontano dalla città, nascono fra folte erbe. Il loro profumo arriva di notte con i sogni. E di notte gli abitanti, in punta di piedi, vanno nei campi a raccogliere le viole. Ricchi e poveri, le loro mani si incontrano bagnate dalla rugiada, mentre cercano le violette. Entreranno a casa con grandi mazzi, la casa è invasa dal piccolo fiore e  molti lo chiudono in grandi buste bianche che partono per amici lontani, forse nel Sud America.

Anche i commendatori, anche i signori dal ventre grosso, anche i padri severi raccolgono di nascosto le viole. Ma che nessuno lo sappia, nessuno; li incontrano il giorno dopo per le strade con il volto accigliato, pronti allo scherno, essi, i cittadini di un’ex capitale. Ma se strizzate loro l’occhio, si mettono a ridere, improvvisamente, questi burberi abitanti di Parma.”

da Viaggi in Italia, Summer 1952

...giungevo a Parma col trenino che c’é tutt’ora, e trovavo impiego in quel Collegio Nazionale Maria Luigia dai corridoi tappezzati coi ritratti dei suoi allievi nobili, che coronavano il ritratto della figlia  dell’Imperatore d’Austria. Mi colpì subito, della assistenziale signora (era il suo modo di esercitare il potere), che si era innamorata di quel Neipperg, un guercio. Allora c’é speranza, pensai subito, anche per uno come me che non sono bello, potrò conquistare qualcuna delle mirabili ragazze di Parma. Solo qualche anno dopo conobbi Priamo Brunazzi, il grande mutilato della guerra del ’14, e altri mutilati, chi mancava di una gamba, chi di un braccio, e negli anni venti la fronda contro il regime l’avevano fatta loro, ed erano amati da bellissime donne che a Parma non sono mai state poche.

Presentazione di Parma città d’oro

Ermanno Albertelli Editore, 1979

 

Non so nuotare ….Il mio professore di filosofia, dopo la lezione positivista, apriva sulla soglia le braccia per riconfermare che siamo come possiamo essere e non c’è proprio nulla da fare. Eppure la cosa che mi sembra avere sempre desiderato liberamente è di potere andare con la semplicità di un pesce dalla riva emiliana a quella lombarda, rasentando le anitre finte messe lì per attirare gli uccelli di passo e fendendo i fiori di schiuma che la corrente trasporta senza rumore sotto castelli di nuvole ariostesche.

da Fiume Po,  Milano Ferro, 1966