Parma di una volta

di Tiziano Marcheselli

Piazzale della Corte d’Appello

e il palazzo del Tribunale nel ’24

 

S

iamo nel 1924 nel piazzale della Corte d’Appello, davanti al Tribunale di Parma. Fino al 1885 era detto piazzale Santa Caterina e la via (oggi dedicata a Giordano Cavestro ) che da strada Mazzini immette nella piazza era detta “dei quattro malcantoni”, a causa delle frequenti aggressioni subite in quella zona dai viandanti.

Il palazzo del Tribunale sorge su una parte dell’area occupata dall’edificio dove aveva sede il prestigioso Collegio dei Nobili, fondato da Ranuccio Farnese nel 1601 e chiuso da Maria Luigia nel 1831. Nicola Bettoli, a cui viene affidata la realizzazione, si vede approvato il disegno della pianta e non quello della facciata in severo stile neo-classico.

La seconda proposta, una specie di compromesso tra l’arte del ’400 e del ’500, che prevede una facciata ricca di nicchie da riempire con le statue di Archimede e Aristotele, Cicerone e Plinio, Dante, Galileo, Malpighi e Alciato, la cui realizzazione è affidata a Tommaso Bandini, viene considerata troppo costosa da Carlo III di Borbone, tornato a Parma da Lucca dopo la morte di Maria Luigia. Di conseguenza, quando cominciano i lavori, il palazzo viene edificato secondo il progetto del Bettoli, fatta eccezione per la facciata, che reca la firma del figlio Luigi.

Richiama alla mente, per purezza di stile, quella del palazzo Farnese di Roma: è in cotto con oggetti in pietra e marmo