Pensione di lusso

 

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orto nel’49 il Rettore-sovrano, si dice d’un collasso cardiaco per l’offesa ricevuta da un cameriere, quasi un delitto di lesa maestà, gli è successo dal 1950 il Professor Antonio Tenore. Piccolo anche lui e anche lui dalla voce terrificante (fu vicerettore sotto Trincas e spaventò intere generazioni) ma di gran cuore a conoscerlo bene, di intelligenza aperta e di idee moderne. Il quale si è adoperato con caparbia tenacia e  un vulcano di iniziative a risolvere le sorti declinanti dell’istituto dopo la guerra, portandolo ora, per unanime riconoscimento, ad essere il primo e il modello dei Convitti nazionali. Lavori per oltre un miliardo (l’amministrazione è autonoma, controllata dal Provveditorato agli studi, dalla Ragioneria dello Stato e dalla Corte dei conti) hanno via via rinnovato completamente l’istituto nelle sue strutture scolastiche e ricettive, rapporti più disinvolti fra superiori ed allievi ne hanno trasformato l’atmosfera sotto gli occhi e i sorrisi sprezzanti dei principi dell’Accademia degli Scelti. Le camerate, luminose e moderne, sono soltanto due, per le squadre dei più piccoli, tutti gli altri hanno camere singole arredate con gusto e semplicità, magari genere motel, gremite le pareti di trofei come hanno imparato dai film

 

 

 

americani, via le sbarre che facevano tanto San Vittore e luce a volontà: luce al centro, luce sul letto, luce sullo specchio del lavabo e, ovviamente, presa di corrente per il rasoio elettrico. Così, se ai temi di Trincas le lunghe camerate dai letti di ferro nero, odorose di dentifricio, di calze raramente cambiate e lisoformio dominavano la topografia delle “squadre” e se i pochi privilegiati con la cameretta (o cella) singola venivano chiusi dentro alle nove di sera mentre l’istitutore passava a svitare le lampadine, adesso è il trionfo della formica multicolore, del marmo lucidissimo e dell’anticorodal. Che sarà meno poetico per il tempo dei ricordi, ma molto più rasserenante e più igienico. Le camerate, luminose e moderne, sono soltanto due, per le squadre dei più piccoli, tutti gli altri hanno camere singole arredate con gusto e semplicità, magari genere motel, gremite le pareti di trofei come hanno imparato dai film americani, via le sbarre che facevano tanto San Vittore e luce a volontà: luce al centro, luce sul letto, luce sullo specchio del lavabo e, ovviamente, presa di corrente per il rasoio elettrico. Docce e bagni, poi, si sono moltiplicati. Diciamo una pensione di lusso con divieto d’uscita.