La Sala del Bertoja

 

...letto dai giornali

  Scoperti al Maria Luigia nuovi affreschi del  Bertoja  

 

 

 

 

Sono del primo periodo del pittore manierista parmigiano, quando aveva venti anni. Lungo le pareti del salone attiguo alla Sala dei Giganti sono venuti alla luce alcuni consistenti frammenti di pregevolissimi affreschi di Giacomo Bertoja. Artista di primo piano, se non di primissimo, è infatti un significativo esponente del secondo manierismo parmigiano. E per giunta gli affreschi, secondo quanto ha dichiarato la dottoressa Ghidiglia Quintavalle, sono del 1564, quando l’artista aveva poco più di venti anni ed era in procinto di partire per Roma. 

Si tratta pertanto di una testimonianza stimolante, in quanto del Bertoja si conoscevano soprattutto opere di un periodo posteriore. 

Difficile precisare i personaggi dell’opera anche perché il pittore varia dal campo classico, all’allegorico, al sacro, al profano. In ogni caso doveva trattarsi di una composizione imponente come testimoniano le figure di colonne e di anfore che giungono sino al pavimento, nello spazio tra due finestre.

M. CATTAFESTA

IL RESTO DEL CARLINO  19/9/63

 

 

Quel che resta della sala...

 

 

Jacopo Zanguidi, detto il Bertoja, pittore (Parma 1544-1574).

 

Nel  suo  linguaggio artistico si  unisce l’influsso del  Parmigianino a quello di  Niccolò dell’Abate, non  senza dimenticare i manieristi toscani, che operano a Roma, dove completa la sua formazione.

Dal 1568 è infatti al servizio di Ottavio Farnese che lo manda a Roma presso il fratello, il cardinale Alessandro, per il quale dipinge all’oratorio del Gonfalone (1569-72) e nella villa di Caprarola (1572-74).

Non interrompe però i contatti con Parma dove esegue il fregio di palazzo Borri e le sale della Aetas felicior, o del Bacio, nel palazzo del Giardino, in collaborazione  con Girolamo Mirola, dal 1568 al 1570.

Frammenti staccati provenienti dal palazzo del Giardino sono visibili alla Galleria Nazionale.