L'erbario dell'Abate G.B.Guatteri

Prendesi un foglio di carta sottile...

 

 

 

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Documentazione particolarmente importante e significativa dalla sua fama di illustre botanico rimane l’erbario, segnalato solo nel 1930 e da noi preso in studio. Si tratta di un raro esempio di erbario ad impressione, costituito da 1853 tavole (ma in origine il numero doveva forse superare le 2000) custodita presso il Convitto Nazionale Maria Luigia di Parma, dove, nell’immediato dopo guerra, fu rilegato in 10 volumi e ordinato secondo la classificazione di Linneo.

Pur non potendo risalire con esattezza al periodo in cui l’opera venne iniziata, tuttavia, da ricerche effettuate sul manoscritto (scritture varie del Guatteri – Codice 593 – Biblioteca Palatina – Parma) pare avesse trascritto la tecnica, poi utilizzata, da un estratto del giornale scientifico di Bologna del 1771:

 

“Prendesi un foglio di carta sottile, si unge con olio di lino o ulivo, si lascia cosi il foglio per 3 o 4 giorni, si passa sopra il fumo di candela sino a che sia diventato tutto nero, si mette sopra questa carta qualche foglia, sopra questa un foglio bianco di carta, si tratta con qualche strumento liscio finché si crede di essere comunicato alla tintura”.

 

È piuttosto curioso che per la collezione delle sue piante sia ricorso ad un tale metodo. Già da tempo (dal XV sec.) si era ormai ampiamente diffuso l’erbario essiccato, di maggior utilità all’indagine tassonomica perché conservava indefinitivamente le caratteristiche della specie. I limiti imposti dall’utilizzo di una tale tecnica si sono incontrati anche durante lo studio di questo erbario. Risulta infatti piuttosto difficile poter effettuare una corretta identificazione delle specie riprodotte sulle tavole, in quanto le immagini si presentano abbastanza precise nei loro contorni, ma insufficienti per un riscontro critico dei particolari. Pur permettendo una fedele rappresentazione delle parti fogliacee, tutto il reso (fusto, radici e frutti) appare a volte confuso, tanto è vero che, come risulta in alcune riproduzioni, era probabilmente necessario completare la figura della pianta disegnando a penna le parti impresse male.

Ciononostante proprio la scelta di questo metodo ha permesso la sua conservazione a lungo termine; lo stato di conservazione generale versa in buone condizioni: in alcuni volumi si rivelano segni di pagine strappate, parzialmente bruciate e ingiallite, ma in generale si può affermare che sia giunto fino ai nostri giorni praticamente inalterato.

Ogni tavola riporta, sotto l’esemplare raffigurato, la nota autografa con il nome del genere e della specie in alcuni casi, accompagnati dal luogo, dalla data e dalla fonte di provenienza. Queste note non seguono uno schema preciso; spesso il genere e la specie sono persino privi dell’autore rendendo estremamente difficoltosa la ricerca della denominazione attuale; a volte sono seguiti dalla scritta “nobis”, che indica probabilmente il sinonimo in uso allora tra gli studiosi e, sotto, il nome pubblicato da Linneo; in altri casi ancora, la classificazione dell’esemplare è integrata da osservazioni in latino estremamente accurate e precise sugli elementi  anatomici della pianta.

La maggior parte delle tavole riguarda piante esotiche inviate al Guatteri dai suoi corrispondenti stranieri e seminate ed allevate nell’orto botanico di Parma, mentre risulta piuttosto scarsa la flora locale

 

Dall’analisi e dallo studio dell’opera si è potuto realizzare una inventario completo e preciso e, inoltre, l’elaborazione dai dati ricavati da una prima revisione (e quindi incompleta) delle tavole, evidenzia le seguenti considerazioni:

- identificazione di piante utilizzate nel passato.

- presenza di specie introdotte per la prima volta in Italia, tramite l’Orto Botanico di Parma, grazie ai numerosi ed incessanti contatti che il Guatteri teneva con i direttori dei più importanti Orti Botanici del tempo. Esempi:

Salvia Pyrofila (Salvia Fulgens Cav.) pervenuta a Parma fin dal 1792 e non nella seconda metà dell’800 come riporta la “Cronologia della Flora del Saccardo”.

Amalia Augusta (Lopezia Racemosa Cav.) dedicata alla Duchessa di Parma e giunta nell’Orto di Parma nel11788.

Dahlia Variabilis Desf. Introdotta nel 1789.

Sanvitalia Procumbens (Lorentea Atropurpurea Ortega) dedicata all’amico Stefano Sanvitale ed introdotta nel 1789.

- piante esotiche in gran parte sconosciute all’epoca, provenienti dalle colonie spagnole del Sud America (più di 300), inviate al Guatteri dal Direttore dell’Orto Botanico di Madrid C. G. Ortega e da altri corrispondenti stranieri.

Alla maggior parte delle specie rappresentate è inoltre attribuibile la qualifica di:

- piante d’interesse medicinale le cui proprietà furono da lui stesso scoperte e sperimentate, come quelle febbrifughe della Datisca Cannabina L.. Inoltre compaiono: Digitalis Purpurea L., Digitalis Minor L., Aconitum Napellus L., Atropa Belladonna L., Carica Papaya L., Datura Stramonium L., Helleborus Niger L.,  Althea Officinalis L., Hyosciamus Niger L., Hyssopus Officinalis L., Ricinus Communis L., Gtiola Officinali L, Jasminum Officinalis L., Verbena Officinalis L., Veronica Officinalis L., Valeriana Officinalis L., Viola Odorata L. ecc.

- piante d’interesse alimentere: Solanum, Capsicum, Cucurbita, Ocymum, Origanum, ecc.

- piante d’interesse tessile: Linum Usitatissimum L., Gossypium Herbaceum L., Cannabis Sativa L., ecc.

- piante foraggere: Avena , Plantago, Medicago, Hedisarum ecc.

- notevoli collezioni di: Geranium (51 specie), Salvia (40), Solanum (30), Veronica e Plantago (15) Verebena e Ipomea (14), Scambiosa e Campanula (13) e Valeriana (8).

 

 

M. A. Favali, F. Fossati,Gianbattista Guatteri, Guatteri S.P.A, 1993