La classificazione di Linneo

 

     Alberi

 

        Olmi

e la foglia che in me il ragazzo odiava

tanto tempo fa,

scabra e sabbiosa.

 

         Pioppi

e le loro foglie

tenere, lisce alle dita,

e un segreto nel loro profumo

che ho dimenticato.

 

             Querce

e radure nei boschi

cuore dolente di meraviglia e paura:

la loro ghianda amara.

 

         Salici

e lo scarabeo profumato

che ponemmo nei nostri fazzoletti;

e le radici d’uno

che si spiegava in un fiume:

nudità, acqua e gioia.

 

     Biancospino

bianco e odoroso di fiori,

incorniciante i campi tranquilli,

e fiori ed erbe ondeggianti,

e il ronzio delle api.

 

     Oh, sono queste le cose che son con me adesso,

nella città:

e sono grato

per questo istante della mia umanità.

 

                                                               Frank Stuart Flink

                        (da La parola e l’immagine, Mursia, Milano)

 

 

Nel Settecento si concluse con Carlo Linneo (1707-1778) la lunga ricerca di un metodo universalmente valido per classificare le piante, iniziata da Andrea Cesalpino (1525-1603).

Con la definizione del concetto di specie e con l’uso della nomenclatura binomia Linneo rese possibile l’inquadramento sistematico di tutti i viventi (Regno animale e Regno vegetale). Per la sua classificazione del Regno vegetale decise arbitrariamente di usare i caratteri morfologici e numerici degli stami e dei pistilli, parti riproduttive del fiore.

Il “sistema sessuale” di Linneo, del tutto artificiale, si affermò rapidamente per la sua praticità, ma non durò a lungo, soppiantato dal diffondersi dei “sistemi naturali”.

Le innovazioni metodologiche di Linneo, frutto, almeno in parte, di  confronti accurati di materiale, diedero un forte impulso agli studi tassonomici e nuova valorizzazione alle ricche collezioni erbariali dei grandi musei e delle Università, costituitesi grazie alla lunga stagione di esplorazioni geografiche nei secoli XVII e XVIII.

A Padova le proposte del grande svedese furono adottate da Giovanni Marsili, professore di Botanica e Prefetto dell’Orto Botanico dal 1760 al 1794. Nonostante alcune riserve, il docente padovano riconosceva al nuovo metodo la capacità di far avanzare e perfezionare la conoscenza della natura facendo quelle “replicate e diligenti osservazioni e confronti” che lo strumento erbariale assicurava.